Ultimamente, mi pesa sempre di più l'essere pendolare. Ma mi pesa soprattutto la maleducazione di chi sale prima, "io sono su, degli altri me ne frego". Ovvero quelli che si piantano in piattaforma, davanti alle porte e lasciano i corridoi praticamente vuoti.
Divento una belva.
Avventure e, più spesso, disavventure, di una pendolare spesso ospite e a volte ostaggio delle ferrovie
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giovedì 20 febbraio 2020
martedì 22 ottobre 2019
Gestione delle emergenze
Coraggio, Tremerd, hai ampio spazio di miglioramento.
Hai lasciato i pendolari utenti della linea passante sguarniti per un'ora filata, pari a tre treni, con la pretesa che il primo passato raccogliesse i passeggeri di altri due (per un mero conteggio di orario: se non passi alle 7.30 ma un'ora dopo, ci sono quelli delle 7.30, delle 8.00 e delle 8.30!), i diretti hanno continuato a fare i diretti, il personale in stazione è incompetente e maleducato, perché se chiedo a che ora passa il passante, non mi può dire passa prima il diretto, ho chiesto a che ora passa il passante, visto che devo andare dove il diretto non ferma.
Complimenti. Spero che l'aumento dell'integrato serva a far girare più velcomente i criceti che avete nel cervello.
Hai lasciato i pendolari utenti della linea passante sguarniti per un'ora filata, pari a tre treni, con la pretesa che il primo passato raccogliesse i passeggeri di altri due (per un mero conteggio di orario: se non passi alle 7.30 ma un'ora dopo, ci sono quelli delle 7.30, delle 8.00 e delle 8.30!), i diretti hanno continuato a fare i diretti, il personale in stazione è incompetente e maleducato, perché se chiedo a che ora passa il passante, non mi può dire passa prima il diretto, ho chiesto a che ora passa il passante, visto che devo andare dove il diretto non ferma.
Complimenti. Spero che l'aumento dell'integrato serva a far girare più velcomente i criceti che avete nel cervello.
domenica 23 giugno 2019
Altra velocità
Tranquilli, i guasti ci sono anche sulla linea ad alta velocità.
Basta un mega temporale e la linea salta.
E anche se hai pagato un biglietto per farti Bologna - Milano in un'ora e un quarto, finisci per fare la linea "vecchia" e ce ne impieghi il doppio.
Però ti dicono "sei fortunato, il treno non è cancellato e ha solo 150' di ritardo, non 240 come l'altro".
Basta un mega temporale e la linea salta.
E anche se hai pagato un biglietto per farti Bologna - Milano in un'ora e un quarto, finisci per fare la linea "vecchia" e ce ne impieghi il doppio.
Però ti dicono "sei fortunato, il treno non è cancellato e ha solo 150' di ritardo, non 240 come l'altro".
martedì 18 giugno 2019
Appetito
Oggi qualcuno s'è mangiato almeno due carrozze del 23054 (16.32 da Garibaldi Passanti), che era composto da soli tre vagoni TAF, belli stipati e caldi.
Spero gli siano andati di traverso
Spero gli siano andati di traverso
venerdì 15 giugno 2018
E-state
Finestrini sigillati e ventilazione spenta. Sperare nell'aria condizionata sarebbe il top ma rimpiango quei bei finestrini che si aprivano per bene e ti consentivano di respirare un po' di aria. Quanti viaggi fatti con i gomiti che occupavanto tutta la loro largezza, l'aria che ti sferzava la faccia, gli occhi chiusi perché non ce la facevi proprio a tenerli aperti!
Giacchini allacciati, sciarpe che nemmeno in alta montagna a proteggere malandati corpi di gente comodamente seduta al capolinea di partenza mentre tu, nella solita imbarazzante intimità con perfetti sconosciuti, al limite dell'adulterio da tanto sei spalmato sul vicino di viaggio (vicinovicino, eh, sennò non vale!) aneli la molecola di ossigeno che speri di catturare all'apertura delle porte alla prima fermata utile, perché solo il pensiero di socchiudere quello stesso finestrino scaterebbe gli istinti omicidi dei freddolosi che ti guardano sdegnosamente mentre cerchi di reggerti in piedi senza svenire: causerebbe un ulteriore ritardo per rimuovere il tuo cadavere dal treno, ammesso che venga ritrovato prima della discesa al capolinea nello stato di rigor mortis.
Imperterriti, i gestori del treno, che siano Trenord o Trenitalia, si scusano del disagio, tanto è gratis, sono quattro o cinque parole compresi articoli e preposizioni semplici o articolate, particelle pronominali incluse nelle scuse, invitano a prendere il treno successivo (e tu incroci anche le dita dei piedi perché non è necessariamente detto che ci sia) che dimostrerà ancora una volta, in orario di punta, che la compenetrabilità dei corpi è possibile, che Tetris nei primi pc era un gioco da dilettanti, che le compagnie ferroviarie ti offorono un programma fitness incluso nel prezzo del biglietto e dell'abbonamento, che il contratto prevede il trasporto e non il posto a sedere e che tu non viaggi con posto prenotato quindi ti devi organizzare per tempo per arrivare a destinazione in tempo utile ai tuoi impegni, fa niente se speri ingenuamente che trenta minuti di margine siano sufficienti e invece non lo sono proprio quando ne hai più bisogno.
Dovrai sopperire tu, con salti mortali degni del Cirque du Soleil, alle loro incapacità gestionali di manutenzione e organici, ai tagli che loro operano su tutti i fronti, alla non volontà di migliorare un servizio che di spazio, per essere migliorato, ne ha a bizzeffe.
Si pensa che con la chiusura delle scuole calino drasticamente i pendolari, come se tutti i lavoratori facessero tre mesi di vacanza e non necessitassero di un mezzo di trasporto per recarsi al posto di lavoro. Quindi via alle soppressioni programmate con 24 ore di anticipo, oltre ai guasti ai treni e agli impianti per il caldo, perché pare che le nuove tecnologie non tollerino né le temperature invernali polari (zero gradi o pochissimo di meno) o equatoriali estive (trentasette gradi, forse perché i treni e gli impianti sono di genere maschile e si sa che un maschio a 37° è praticamente prossimo ad esalare l'ultimo respiro...).
Forse era meglio quando esistevano le mezze stagioni.
Giacchini allacciati, sciarpe che nemmeno in alta montagna a proteggere malandati corpi di gente comodamente seduta al capolinea di partenza mentre tu, nella solita imbarazzante intimità con perfetti sconosciuti, al limite dell'adulterio da tanto sei spalmato sul vicino di viaggio (vicinovicino, eh, sennò non vale!) aneli la molecola di ossigeno che speri di catturare all'apertura delle porte alla prima fermata utile, perché solo il pensiero di socchiudere quello stesso finestrino scaterebbe gli istinti omicidi dei freddolosi che ti guardano sdegnosamente mentre cerchi di reggerti in piedi senza svenire: causerebbe un ulteriore ritardo per rimuovere il tuo cadavere dal treno, ammesso che venga ritrovato prima della discesa al capolinea nello stato di rigor mortis.
Imperterriti, i gestori del treno, che siano Trenord o Trenitalia, si scusano del disagio, tanto è gratis, sono quattro o cinque parole compresi articoli e preposizioni semplici o articolate, particelle pronominali incluse nelle scuse, invitano a prendere il treno successivo (e tu incroci anche le dita dei piedi perché non è necessariamente detto che ci sia) che dimostrerà ancora una volta, in orario di punta, che la compenetrabilità dei corpi è possibile, che Tetris nei primi pc era un gioco da dilettanti, che le compagnie ferroviarie ti offorono un programma fitness incluso nel prezzo del biglietto e dell'abbonamento, che il contratto prevede il trasporto e non il posto a sedere e che tu non viaggi con posto prenotato quindi ti devi organizzare per tempo per arrivare a destinazione in tempo utile ai tuoi impegni, fa niente se speri ingenuamente che trenta minuti di margine siano sufficienti e invece non lo sono proprio quando ne hai più bisogno.
Dovrai sopperire tu, con salti mortali degni del Cirque du Soleil, alle loro incapacità gestionali di manutenzione e organici, ai tagli che loro operano su tutti i fronti, alla non volontà di migliorare un servizio che di spazio, per essere migliorato, ne ha a bizzeffe.
Si pensa che con la chiusura delle scuole calino drasticamente i pendolari, come se tutti i lavoratori facessero tre mesi di vacanza e non necessitassero di un mezzo di trasporto per recarsi al posto di lavoro. Quindi via alle soppressioni programmate con 24 ore di anticipo, oltre ai guasti ai treni e agli impianti per il caldo, perché pare che le nuove tecnologie non tollerino né le temperature invernali polari (zero gradi o pochissimo di meno) o equatoriali estive (trentasette gradi, forse perché i treni e gli impianti sono di genere maschile e si sa che un maschio a 37° è praticamente prossimo ad esalare l'ultimo respiro...).
Forse era meglio quando esistevano le mezze stagioni.
venerdì 1 giugno 2018
Disagi e indennizzi
Gli abbonamenti di giugno sulla direttrice 40 (linea S5 Varese-Treviglio) beneficiano dello sconto per i ritardi/soppressioni di marzo. Ma gli studenti, che quei ritardi e soppressioni li hanno subiti, no.
Perché con la scuola che termina l'8 giugno non mi sognerei mai di sottoscrivere un abbonamento mensile quando è sufficiente un settimanale più due corse singole.
In passato, quando esistevano i mensili cartacei da compilare a mano, avrei comprato un settimanale, due corse e un mensile scontato che avrei utilizzato a ottobre. Pazienza se anticipavo l'esborso di qualche mese ma tanto, con i tassi di interesse che ci sono in giro, non avrei guadagnato granché ad investire la cifra fino all'inizio di ottobre, e comunque meno del bonus che mi riconoscerebbero.
Oltre il danno, la beffa.
In tutto questo, ci guadagna chi eroga il bonus, credo Trenord.
Per altro, sulla tratta che percorre sia mio figlio che la sottoscritta, il bonus è ridotto al 25% anziché al 30% sugli abbonamenti mensili ma, secondo quanto capisco dal regolamento, scende al 10% del dodicesimo in caso di sottoscrizione di abbonamento annuale, fino ad un massimo del 10% del costo dell'abbonamento stesso. Ma come? io ti anticipo 12 mesi (lo pago di meno ma io mi assumo il rischio di non utilizzo, o se vogliamo vederla diversamente, Trenord, ti finanzio per un servizio che non è detto che mi erogherai) e mi riduci ulteriormente l'indennizzo per tutti i disagi che quotidianamente mi fai subìre?
Perché con la scuola che termina l'8 giugno non mi sognerei mai di sottoscrivere un abbonamento mensile quando è sufficiente un settimanale più due corse singole.
In passato, quando esistevano i mensili cartacei da compilare a mano, avrei comprato un settimanale, due corse e un mensile scontato che avrei utilizzato a ottobre. Pazienza se anticipavo l'esborso di qualche mese ma tanto, con i tassi di interesse che ci sono in giro, non avrei guadagnato granché ad investire la cifra fino all'inizio di ottobre, e comunque meno del bonus che mi riconoscerebbero.
Oltre il danno, la beffa.
In tutto questo, ci guadagna chi eroga il bonus, credo Trenord.
Per altro, sulla tratta che percorre sia mio figlio che la sottoscritta, il bonus è ridotto al 25% anziché al 30% sugli abbonamenti mensili ma, secondo quanto capisco dal regolamento, scende al 10% del dodicesimo in caso di sottoscrizione di abbonamento annuale, fino ad un massimo del 10% del costo dell'abbonamento stesso. Ma come? io ti anticipo 12 mesi (lo pago di meno ma io mi assumo il rischio di non utilizzo, o se vogliamo vederla diversamente, Trenord, ti finanzio per un servizio che non è detto che mi erogherai) e mi riduci ulteriormente l'indennizzo per tutti i disagi che quotidianamente mi fai subìre?
martedì 29 maggio 2018
Abbigliamento da pendolare
Io vorrei anche indossare i tacchi, magari non a spillo e non da 12 centimetri.
Ma giornate come ieri, dove non sai SE riuscirai a tornare a casa, dove metti perennemente in conto che potresti farti tre chilometri a piedi da una stazione che non è la tua per enne motivi, fanno sì che la scarpa da ginnastica sia la soluzione migliore dopo undici ore fuori casa.
Ma giornate come ieri, dove non sai SE riuscirai a tornare a casa, dove metti perennemente in conto che potresti farti tre chilometri a piedi da una stazione che non è la tua per enne motivi, fanno sì che la scarpa da ginnastica sia la soluzione migliore dopo undici ore fuori casa.
martedì 8 maggio 2018
Riprese
Ho ripreso a lavorare da meno di un mese e ho accumulato già ore di ritardo.
Non sono mai 5 minuti ogni tanto, sono ormai minimo dai dieci ai venti a tratta. Ma minimo vuol dire appunto minimo. Poi ci sono le soppressioni, i ritardi che iniziano con 10 e finisci che scendi dal treno trentacinque minuti dopo l'ora che avresti dovuto fare, ci sono quelli mattutini che ti spingono ad uscire di casa mezz'ora prima, ci sono quelli di soli otto minuti su sei di coincidenza che te la fanno perdere e devi aspettare oltre un'ora per quella successivi e ci metti oltre sei ore, quattro treni e mezza giornata per tornare a casa dalla riviera.
Si scusano per il disagio ma tanto è un disagio nostro, mica loro, e le scuse sono gratis.
Non sono mai 5 minuti ogni tanto, sono ormai minimo dai dieci ai venti a tratta. Ma minimo vuol dire appunto minimo. Poi ci sono le soppressioni, i ritardi che iniziano con 10 e finisci che scendi dal treno trentacinque minuti dopo l'ora che avresti dovuto fare, ci sono quelli mattutini che ti spingono ad uscire di casa mezz'ora prima, ci sono quelli di soli otto minuti su sei di coincidenza che te la fanno perdere e devi aspettare oltre un'ora per quella successivi e ci metti oltre sei ore, quattro treni e mezza giornata per tornare a casa dalla riviera.
Si scusano per il disagio ma tanto è un disagio nostro, mica loro, e le scuse sono gratis.
lunedì 19 febbraio 2018
Ci scusiamo per il disagio
Tanto è nostro, di noi pendolari. E a voi non costa niente. Nè in disagio, perché non fate altro che premere il pulsante "play" e mandare in onda un messaggio registrato, né in soldi.
Sono una pendolare della linea S5 e sono anni che non mi spetta alcun indennizzo (rimborso) per il disagio che quotidianamente subisco in termini di ritardi, soppressioni, posti in piedi pericolosi perché privi di appoggi.
Esco dall'ufficio che la app ufficiale, UF-FI-CIA-LE, mi dice che il treno ha solo 1 minuto di ritardo. Arrivo in stazione e i minuti sono diventati 13 (al binario 20). Il tempo di percorrere tutto il sottopasso e al binario 1 sono diventati 15. Scendo le scale che portano al binario del Passante (sono a Garibaldi) e già salgono a 18. Mi siedo rassegnata sulla panchina e annunciano 27 minuti.
Poi sparisce senza nemmeno un avviso sonoro di cancellazione.
Non mi ripagano certo i pochi euro che non mi spettano ma questi continui "disagi" mi costano in termini di permessi, di visite mediche rimandate a nuove date da definirsi, dopo magari mesi e mesi di attesa (la sanità pubblica lombarda sta viaggiando con Trenord...), di baby sitter e quanto altro come costo non quantificabile. Anche in termini di qualità della vita. Aspetto sulla panchina della stazione, al freddo o spesso sotto l'acqua perché a Vanzago non ci sono nemmeno pensiline e la sala d'attesa è un bugigattolo. Non posso andare in bagno se ne ho bisogno perché bagni non ce n'è e non si osa allontanarsi, si sa mai che si materializzi dal nulla un treno fantasma che si ferma dove devi andare tu.
Non ho alternative se non spararmi tre ore di macchina in mezzo al traffico per fare 50 km al giorno tra andata e ritorno.
Il mio non è un lavoro usurante, il viaggio sì, però.
Sono una pendolare della linea S5 e sono anni che non mi spetta alcun indennizzo (rimborso) per il disagio che quotidianamente subisco in termini di ritardi, soppressioni, posti in piedi pericolosi perché privi di appoggi.
Esco dall'ufficio che la app ufficiale, UF-FI-CIA-LE, mi dice che il treno ha solo 1 minuto di ritardo. Arrivo in stazione e i minuti sono diventati 13 (al binario 20). Il tempo di percorrere tutto il sottopasso e al binario 1 sono diventati 15. Scendo le scale che portano al binario del Passante (sono a Garibaldi) e già salgono a 18. Mi siedo rassegnata sulla panchina e annunciano 27 minuti.
Poi sparisce senza nemmeno un avviso sonoro di cancellazione.
Non mi ripagano certo i pochi euro che non mi spettano ma questi continui "disagi" mi costano in termini di permessi, di visite mediche rimandate a nuove date da definirsi, dopo magari mesi e mesi di attesa (la sanità pubblica lombarda sta viaggiando con Trenord...), di baby sitter e quanto altro come costo non quantificabile. Anche in termini di qualità della vita. Aspetto sulla panchina della stazione, al freddo o spesso sotto l'acqua perché a Vanzago non ci sono nemmeno pensiline e la sala d'attesa è un bugigattolo. Non posso andare in bagno se ne ho bisogno perché bagni non ce n'è e non si osa allontanarsi, si sa mai che si materializzi dal nulla un treno fantasma che si ferma dove devi andare tu.
Non ho alternative se non spararmi tre ore di macchina in mezzo al traffico per fare 50 km al giorno tra andata e ritorno.
Il mio non è un lavoro usurante, il viaggio sì, però.
venerdì 26 gennaio 2018
Io non c'ero, su quel treno
Ma avrei potuto esserci. Oppure avrebbe potuto succedere ad uno dei tanti treni che prendo nel corso della vita per andare a lavorare o in gita o in vacanza.
O poteva accadere al treno che mio figlio prende per andare a scuola.
Tante sono state le persone che mi hanno immediatamente contattata con vari canali per sapere se era tutto ok, visto che abito nell'Hinterland, e questo mi ha fatto piacere.
Sono rabbiosa per chi invece ha preso la cosa con leggerezza, con superficialità, tutti a sparare sentenze, analisi tecniche da massimi esperti, senza pensare che siamo una nazione brava a intervenire nelle emergenze ma non a prevenirle.
Da tempo è risaputo che sono contraria alla realizzazione del terzo e quarto binario nella tratta Rho Parabiago perché non la trovo né risolutiva per i problemi di attuale e futuro traffico né economica. Ma soprattutto perché già non fanno manutenzioni preventive e di conservazione delle linee esistenti perché non hanno soldi, figuriamoci su tratte nuove!
Qualche anno fa, mi raccontava un collega pendolare su un'altra linea, hanno provveduto al raddoppio del binario (era unico) ma la massicciata non è stata fatta a regola d'arte e quindi è crollata, rendendo di fatto inutilizzabile anche l'unico binario.
E' successo a Limito di Pioltello, alle porte di Milano, con un treno di pendolari che si alzano presto per rendere Milano e la Lombardia il "locomotore" dell'economia nazionale, poteva succedere in uno degli scambi di Porta Garibaldi, di Centrale ma anche di Roma Termini.
Non sono passati decenni da quando due treni si sono scontrati in Puglia. E c'è sempre qualche "inconveniente" che passa inosservato alle cronache perché ormai di ordinaria amministrazione, sia uno scambio gelato perché fa freddo o una centralina allagata perché posizionata sotto il piano e non sufficientemente protetta in caso di piogge abbondanti, una sbarra che non si abbassa in tempo e una macchina si incastra sotto un treno o un treno che, pur nuovo, si guasta perché anche la tecnologia ferroviaria ormai è usa e getta.
Come non ci sono persone "di scorta", non ci sono materiali di scorta, non si fermano per fare manutenzione e vengono sfruttati fino alla fine, arrivano al capolinea, una veloce passata e 20 minuti dopo ripercorrono quello stesso binario in senso opposto.
Io non voglio aver paura a viaggiare in treno, come non voglio girare armata. Io viaggio in treno perché non ho grosse scelte, a meno che non mi decida a spararmi 50 chilometri al giorno nelle code cittadine oppure non esca di casa ben prima delle 7, sacrificando ulteriormente la vita famigliare.
Tutti i giorni, da decenni, convivo quotidianamente con i "disagi" di cui si scusano Trenord, Trenitalia e chi per loro, in questo gioco di scatole cinesi di cui nessuno è proprietario perché tutte in perdita.
Sono un passeggero di serie C, perché non viaggio in Freccia Rossa, non ho diritto alla puntualità, al posto a sedere, a carrozze pulite e nemmeno alla sicurezza. Viaggiare dopo una certa ora che non sono le due di notte è pericoloso. Sono pericolose le stazioni deserte alle otto di sera o alle sei di mattina, non tutte ugualmente presidiate dalle forze dell'ordine che comunque sono insufficienti per tutte le situazioni "a rischio".
Io non voglio aver paura, non voglio che la mia libertà sia limitata dalla stupidità umana.
E voglio che la stupidità abbia un padre, una madre, un colpevole non ignoto e che lo stesso paghi. Ma paghi non solo quello che non ha avvitato bene un bullone ma anche quello che gli ha imposto di farlo dopo o con un bullone di scarsa qualità. Perché la colpa del mandante è ben più grave di quella dell'esecutore.
O poteva accadere al treno che mio figlio prende per andare a scuola.
Tante sono state le persone che mi hanno immediatamente contattata con vari canali per sapere se era tutto ok, visto che abito nell'Hinterland, e questo mi ha fatto piacere.
Sono rabbiosa per chi invece ha preso la cosa con leggerezza, con superficialità, tutti a sparare sentenze, analisi tecniche da massimi esperti, senza pensare che siamo una nazione brava a intervenire nelle emergenze ma non a prevenirle.
Da tempo è risaputo che sono contraria alla realizzazione del terzo e quarto binario nella tratta Rho Parabiago perché non la trovo né risolutiva per i problemi di attuale e futuro traffico né economica. Ma soprattutto perché già non fanno manutenzioni preventive e di conservazione delle linee esistenti perché non hanno soldi, figuriamoci su tratte nuove!
Qualche anno fa, mi raccontava un collega pendolare su un'altra linea, hanno provveduto al raddoppio del binario (era unico) ma la massicciata non è stata fatta a regola d'arte e quindi è crollata, rendendo di fatto inutilizzabile anche l'unico binario.
E' successo a Limito di Pioltello, alle porte di Milano, con un treno di pendolari che si alzano presto per rendere Milano e la Lombardia il "locomotore" dell'economia nazionale, poteva succedere in uno degli scambi di Porta Garibaldi, di Centrale ma anche di Roma Termini.
Non sono passati decenni da quando due treni si sono scontrati in Puglia. E c'è sempre qualche "inconveniente" che passa inosservato alle cronache perché ormai di ordinaria amministrazione, sia uno scambio gelato perché fa freddo o una centralina allagata perché posizionata sotto il piano e non sufficientemente protetta in caso di piogge abbondanti, una sbarra che non si abbassa in tempo e una macchina si incastra sotto un treno o un treno che, pur nuovo, si guasta perché anche la tecnologia ferroviaria ormai è usa e getta.
Come non ci sono persone "di scorta", non ci sono materiali di scorta, non si fermano per fare manutenzione e vengono sfruttati fino alla fine, arrivano al capolinea, una veloce passata e 20 minuti dopo ripercorrono quello stesso binario in senso opposto.
Io non voglio aver paura a viaggiare in treno, come non voglio girare armata. Io viaggio in treno perché non ho grosse scelte, a meno che non mi decida a spararmi 50 chilometri al giorno nelle code cittadine oppure non esca di casa ben prima delle 7, sacrificando ulteriormente la vita famigliare.
Tutti i giorni, da decenni, convivo quotidianamente con i "disagi" di cui si scusano Trenord, Trenitalia e chi per loro, in questo gioco di scatole cinesi di cui nessuno è proprietario perché tutte in perdita.
Sono un passeggero di serie C, perché non viaggio in Freccia Rossa, non ho diritto alla puntualità, al posto a sedere, a carrozze pulite e nemmeno alla sicurezza. Viaggiare dopo una certa ora che non sono le due di notte è pericoloso. Sono pericolose le stazioni deserte alle otto di sera o alle sei di mattina, non tutte ugualmente presidiate dalle forze dell'ordine che comunque sono insufficienti per tutte le situazioni "a rischio".
Io non voglio aver paura, non voglio che la mia libertà sia limitata dalla stupidità umana.
E voglio che la stupidità abbia un padre, una madre, un colpevole non ignoto e che lo stesso paghi. Ma paghi non solo quello che non ha avvitato bene un bullone ma anche quello che gli ha imposto di farlo dopo o con un bullone di scarsa qualità. Perché la colpa del mandante è ben più grave di quella dell'esecutore.
martedì 21 novembre 2017
Quelli che in treno...
Viaggiare in treno è faticoso e snervante ma sempre di più mi rendo conto di quanto il chick to chick (sì, inteso come pollo contro pollo e non guancia contro guancia) ti consenta di scoprire lati "umani" impensabili.
Il bagaglio, per esempio. Ingombrante, trasportato a titolo gratuito ma con diritto al posto a sedere. Di solito fa il paio con quello che, pur essendo alto un metro e tanta voglia di crescere, riesce ad arrivare con le sue gambe in posti impensabili, quasi a tre sedili di distanza. Ovviamente a gomiti larghi, giubbotto spaparanzato, cellulare in vivavoce per la musica o con gli auricolari nel cui microfono sbraita frasi spesso senza senso.
Il colorito parterre dei pendolari occasionali o abitudinari si arricchisce ogni giorno di una nuova specie.
Il bagaglio, per esempio. Ingombrante, trasportato a titolo gratuito ma con diritto al posto a sedere. Di solito fa il paio con quello che, pur essendo alto un metro e tanta voglia di crescere, riesce ad arrivare con le sue gambe in posti impensabili, quasi a tre sedili di distanza. Ovviamente a gomiti larghi, giubbotto spaparanzato, cellulare in vivavoce per la musica o con gli auricolari nel cui microfono sbraita frasi spesso senza senso.
Il colorito parterre dei pendolari occasionali o abitudinari si arricchisce ogni giorno di una nuova specie.
venerdì 18 agosto 2017
Curiosità misto stupore
In questo agosto afoso e ricco di soppressioni (e fin qui, nessuna novità!), i treni sono molto meno affollati del solito.
Stasera salgo come sempre sulla prima carrozza ma il riscaldamento acceso non mi fa pensare due volte a scivolare nella seconda. Mi siedo vicino ad un paio di borsoni appartenenti ad uno dei pochi passeggeri palesemente autoctoni.
Lui tira fuori il cellulare, inforca gli auricolari e inizia a giocare freneticamente a qualcosa.
Io sfilo gli occhiali (da lontano), tiro fuori il ricamo e inizio a mettere le ultime crocette su una tela che questa volta non gira per il verso giusto.
Di sottecchi, vedo le dita frenetiche scorrere sullo schermo ma noto anche il suo sguardo che alza verso di me e verso quello che stofacendo. Una, due, tre volte.
Siamo a metà del mio viaggio e mi dice "Complimenti per quello che fa!"
Sorrido, ringrazio.
Ognuno prosegue con il proprio intrattenimento.
Arrivo a Vanzago, saluto con un normale "Arrivederci, buon proseguimento" e m risponde con un baldanzoso ciao, tipico dei suoi apparenti trent'anni.
Maschio, suppergiù trentenne, incuriosito e stupito dal punto croce. E nemmeno puzzava a fine giornata! Da segnare sul calendario.
Stasera salgo come sempre sulla prima carrozza ma il riscaldamento acceso non mi fa pensare due volte a scivolare nella seconda. Mi siedo vicino ad un paio di borsoni appartenenti ad uno dei pochi passeggeri palesemente autoctoni.
Lui tira fuori il cellulare, inforca gli auricolari e inizia a giocare freneticamente a qualcosa.
Io sfilo gli occhiali (da lontano), tiro fuori il ricamo e inizio a mettere le ultime crocette su una tela che questa volta non gira per il verso giusto.
Di sottecchi, vedo le dita frenetiche scorrere sullo schermo ma noto anche il suo sguardo che alza verso di me e verso quello che stofacendo. Una, due, tre volte.
Siamo a metà del mio viaggio e mi dice "Complimenti per quello che fa!"
Sorrido, ringrazio.
Ognuno prosegue con il proprio intrattenimento.
Arrivo a Vanzago, saluto con un normale "Arrivederci, buon proseguimento" e m risponde con un baldanzoso ciao, tipico dei suoi apparenti trent'anni.
Maschio, suppergiù trentenne, incuriosito e stupito dal punto croce. E nemmeno puzzava a fine giornata! Da segnare sul calendario.
lunedì 3 luglio 2017
Cotti dal sole
Tutta la giornata con disastri sulla linea, cotta dal sole dopo qualche giorno di riposante frescura. Guasti ai treni, agli impianti, marcia la gestione. Da stamattina a tutt'ora ritardi, limitazioni di percorso, cancellazioni per un motivo o per l'altro e mai una misura d'emergenza, che so, trasformare un diretto in un locale dopo che ne hai sopressi due di fila....
La presa in giro del "ci scusiamo per il disagio" che non è mai loro ma solo di chi aspetta qualcosa che non c'è. Con una colpa che non è mai di nessuno.
C'erano le biciclette, sul marciapiede a Rho. Stavo andando dai legittimi proprietari a dir loro che se fossero saliti in sella, sarebbero arrivati prima. O forse ne volevo scippare una solo per arrivare ad un'ora decente a casa.
La presa in giro del "ci scusiamo per il disagio" che non è mai loro ma solo di chi aspetta qualcosa che non c'è. Con una colpa che non è mai di nessuno.
C'erano le biciclette, sul marciapiede a Rho. Stavo andando dai legittimi proprietari a dir loro che se fossero saliti in sella, sarebbero arrivati prima. O forse ne volevo scippare una solo per arrivare ad un'ora decente a casa.
lunedì 19 giugno 2017
Affidabilità
Sabato sono andata a Bologna. Con Italo. Che non è il mio fidanzato ma la compagnia che dovrebbe far concorrenza a Trenitalia ma che viene sistematicamente frenata.
Sono arrivata nella rossa con venti minuti di ritardo (devo informarmi se mi spetta qualche rimborso). Al ritorno, ho optato per un tentativo di anticipazione coincidenze, sono scesa a Rogoredo, ho fatto slalom tra gli indecisi che, carichi di valige come emigranti per sempre, occupavano in larghezza e lunghezza scale e corridoi, sono arrivata al binario dove c'era il treno per Bovisa. Fermo. Porte chiuse e lucine rosse tranne la prima dietro la cabina di guida. Non è valsa la corsa, è partito sotto il mio naso. Puntuale.
Il tentativo di anticipare il passante per Varese è sfumato e il Saronno è arrivato quasi in ritardo. Sono arrivata a casa stanca, accaldata, in ritardo anche con l'S5 che comunque avrei preso col tragitto previsto (Centrale-Repubblica a piedi).
La stazione di Rogoredo è brutta, un incrocio nel nulla, un bar, quasi zero panchine per l'attesa. Un fiotto di mendicanti. Non so se ritenterò il colpaccio, la prossima volta.
Sono arrivata nella rossa con venti minuti di ritardo (devo informarmi se mi spetta qualche rimborso). Al ritorno, ho optato per un tentativo di anticipazione coincidenze, sono scesa a Rogoredo, ho fatto slalom tra gli indecisi che, carichi di valige come emigranti per sempre, occupavano in larghezza e lunghezza scale e corridoi, sono arrivata al binario dove c'era il treno per Bovisa. Fermo. Porte chiuse e lucine rosse tranne la prima dietro la cabina di guida. Non è valsa la corsa, è partito sotto il mio naso. Puntuale.
Il tentativo di anticipare il passante per Varese è sfumato e il Saronno è arrivato quasi in ritardo. Sono arrivata a casa stanca, accaldata, in ritardo anche con l'S5 che comunque avrei preso col tragitto previsto (Centrale-Repubblica a piedi).
La stazione di Rogoredo è brutta, un incrocio nel nulla, un bar, quasi zero panchine per l'attesa. Un fiotto di mendicanti. Non so se ritenterò il colpaccio, la prossima volta.
martedì 30 maggio 2017
SportS
Sul treno si fa stretching, addominali, equilibrismo e si pratica, soprattutto l'apnea. In estate o comunque col caldo più che nelle altre stagioni.
Non capisco perché nonostante l'allenamento trentennale non riesca a nuotare con la testa sott'acqua.
Non capisco perché nonostante l'allenamento trentennale non riesca a nuotare con la testa sott'acqua.
martedì 14 marzo 2017
Cause ed effetto
Le cause possono essere molteplici:
- guasto alle infrastrutture (passaggi a livello, scambi, impianti semaforici, ...);
- guasto ad un treno (trenord, trenitalia, altra compagnia ferroviaria);
- intervento medico a bordo (poco importa se molte volte sono le condizioni di viaggio disumane a causare il malore del passeggero di turno);
- condizioni climatiche (caldo, neve, gelo, vento, freddo, pioggia, ...);
- investimento (non di soldi, perché su quelli c'è una decurtazione costante da parte dei gestori);
- problemi di pianificazioni turni del personale (che si ammalano tutti contemporaneamente, soprattutto in certe giornate "clou");
- scioperi (annunciati, revocati, senza adesioni, ...);
- varie ed eventuali (come nelle assemblee di condominio).
Sta di fatto che l'effetto è uno soltanto: viaggiare in treno per recarsi al lavoro o a scuola e sperare di arrivare puntuale è pura utopia.
La colpa? sempre di qualcun altro.
- guasto alle infrastrutture (passaggi a livello, scambi, impianti semaforici, ...);
- guasto ad un treno (trenord, trenitalia, altra compagnia ferroviaria);
- intervento medico a bordo (poco importa se molte volte sono le condizioni di viaggio disumane a causare il malore del passeggero di turno);
- condizioni climatiche (caldo, neve, gelo, vento, freddo, pioggia, ...);
- investimento (non di soldi, perché su quelli c'è una decurtazione costante da parte dei gestori);
- problemi di pianificazioni turni del personale (che si ammalano tutti contemporaneamente, soprattutto in certe giornate "clou");
- scioperi (annunciati, revocati, senza adesioni, ...);
- varie ed eventuali (come nelle assemblee di condominio).
Sta di fatto che l'effetto è uno soltanto: viaggiare in treno per recarsi al lavoro o a scuola e sperare di arrivare puntuale è pura utopia.
La colpa? sempre di qualcun altro.
sabato 4 febbraio 2017
Settimane da pendolari
Ieri sembrava una giornata così, all'insegna dei contrattempi.
La mattina, i passanti avevano ritardi sopra i 20 minuti per un guasto tra Varese e Gallarate e mio figlio è arrivato a scuola in ritardo, probabilmente insieme a me in ufficio a Milano.
Ieri sera sono uscita tardi dall'ufficio: prelevo la bici ma la bici ha la sella altissima e non riesco ad abbassarla.
Mi incammino verso la stazione, cercando di non scivolare sui marciapiedi bagnati.
Arrivo e vedo che il treno che ormai avevo considerato perso è ancora sui quadri e corro a perdifiato lungo tutto il sottopassaggio, scapicollandomi lungo le scale per scendere al passante.
Il treno è già al binario. Salgo e, stranamente, trovo posto a sedere.
Il treno parte. Arriviamo a Lancetti e non partiamo più per mezz'ora a causa dell'ennesimo guasto, stavolta al treno precedente. Meno male avevo il ricamo con me e ho progredito più del previsto.
lunedì 6 giugno 2016
Percorrenze
Firenze Santa Maria Novella - Milano Centrale, 1 h 40 min.
Milano Centrale - Vanzago, 1 h 25 min.
E' vero che ci ho messo 10 min a piedi da Milano Centrale a Milano Repubblica Passante e che il treno che speravo di prendere era stato cancellato ma qualcosa non va proprio....
Milano Centrale - Vanzago, 1 h 25 min.
E' vero che ci ho messo 10 min a piedi da Milano Centrale a Milano Repubblica Passante e che il treno che speravo di prendere era stato cancellato ma qualcosa non va proprio....
martedì 3 maggio 2016
Il seduto
Normalmente la scala è fatta per salire e per scendere, anche quella musicale.
Sui treni, la scala è fatta anche o soprattutto per sedersi. Solo che se il treno è strapieno perché nelle fermate precedenti, da Gallarate in poi, ha raccattato gli appiedati di un treno soppresso, il buon senso vorrebbe che dalla scala ci si alzi per far passare i malcapitati passeggeri che devo - appunto - salire o scendere.
Ma no, i nuovi nati stanchi, rigorosamente sotto i trenta, pure sbuffano se tu li urti accidentalmente (beh, più o meno accidentalmente) per ritagliarti 3,2 centimetri quadrati per respirare in imbarazzante intimità con perfetti sconosciuti. Perché anche un posto appollaiato sulla scala, più che seduto, come le galline, non si molla a costo della vita.
Sui treni, la scala è fatta anche o soprattutto per sedersi. Solo che se il treno è strapieno perché nelle fermate precedenti, da Gallarate in poi, ha raccattato gli appiedati di un treno soppresso, il buon senso vorrebbe che dalla scala ci si alzi per far passare i malcapitati passeggeri che devo - appunto - salire o scendere.
Ma no, i nuovi nati stanchi, rigorosamente sotto i trenta, pure sbuffano se tu li urti accidentalmente (beh, più o meno accidentalmente) per ritagliarti 3,2 centimetri quadrati per respirare in imbarazzante intimità con perfetti sconosciuti. Perché anche un posto appollaiato sulla scala, più che seduto, come le galline, non si molla a costo della vita.
mercoledì 16 marzo 2016
Simpatia e storie di ordinari portoghesi.
Ci sono controllori che proprio il premio simpatia non possono vincerlo.
Lunedì mattina, treno con l'ultima porta guasta, fermata praticamente al paese successivo, gente lo rincorre perché "si prega di disporsi lungo tutto il marciapiede" è un modo per farci fare ginnastica ancora prima di salire.
Arriva il controllore e chiede i biglietti. Una ragazza lo tira fuori e gli dice trafelata che non ha avuto il tempo di obliterarlo. Lui replica che è irregolare e che la deve sanzionare e inizia il teatrino "ma io sono appena salita", "lei mi doveva cercare, ero qui, non poteva non vedermi" con l'aria da piacione lui e lei "ma guardi che anche i signori hanno visto che sono appena salita" "lei non cerchi avvocati, io le metto la multa" ma poi non annulla il biglietto e non fa il verbale. Un'altra paga 8 e passa euro per la tratta Legnano-Milano, uno avvisa che ha lasciato a casa l'abbonamento e il simpaticone prende nota dei dati per mandare a casa il verbale perché il tipo non ha contanti.
Esibisco l'abbonamento elettronico e il tipo nemmeno si degna di guardarlo, tanto meno di passarlo nella macchinetta per vedere se è stato ricaricato.
E se ne va. Ha preso a campione quattro o cinque passeggeri e gli altri.. in carrozza!
Lunedì mattina, treno con l'ultima porta guasta, fermata praticamente al paese successivo, gente lo rincorre perché "si prega di disporsi lungo tutto il marciapiede" è un modo per farci fare ginnastica ancora prima di salire.
Arriva il controllore e chiede i biglietti. Una ragazza lo tira fuori e gli dice trafelata che non ha avuto il tempo di obliterarlo. Lui replica che è irregolare e che la deve sanzionare e inizia il teatrino "ma io sono appena salita", "lei mi doveva cercare, ero qui, non poteva non vedermi" con l'aria da piacione lui e lei "ma guardi che anche i signori hanno visto che sono appena salita" "lei non cerchi avvocati, io le metto la multa" ma poi non annulla il biglietto e non fa il verbale. Un'altra paga 8 e passa euro per la tratta Legnano-Milano, uno avvisa che ha lasciato a casa l'abbonamento e il simpaticone prende nota dei dati per mandare a casa il verbale perché il tipo non ha contanti.
Esibisco l'abbonamento elettronico e il tipo nemmeno si degna di guardarlo, tanto meno di passarlo nella macchinetta per vedere se è stato ricaricato.
E se ne va. Ha preso a campione quattro o cinque passeggeri e gli altri.. in carrozza!
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