Gli abbonamenti di giugno sulla direttrice 40 (linea S5 Varese-Treviglio) beneficiano dello sconto per i ritardi/soppressioni di marzo. Ma gli studenti, che quei ritardi e soppressioni li hanno subiti, no.
Perché con la scuola che termina l'8 giugno non mi sognerei mai di sottoscrivere un abbonamento mensile quando è sufficiente un settimanale più due corse singole.
In passato, quando esistevano i mensili cartacei da compilare a mano, avrei comprato un settimanale, due corse e un mensile scontato che avrei utilizzato a ottobre. Pazienza se anticipavo l'esborso di qualche mese ma tanto, con i tassi di interesse che ci sono in giro, non avrei guadagnato granché ad investire la cifra fino all'inizio di ottobre, e comunque meno del bonus che mi riconoscerebbero.
Oltre il danno, la beffa.
In tutto questo, ci guadagna chi eroga il bonus, credo Trenord.
Per altro, sulla tratta che percorre sia mio figlio che la sottoscritta, il bonus è ridotto al 25% anziché al 30% sugli abbonamenti mensili ma, secondo quanto capisco dal regolamento, scende al 10% del dodicesimo in caso di sottoscrizione di abbonamento annuale, fino ad un massimo del 10% del costo dell'abbonamento stesso. Ma come? io ti anticipo 12 mesi (lo pago di meno ma io mi assumo il rischio di non utilizzo, o se vogliamo vederla diversamente, Trenord, ti finanzio per un servizio che non è detto che mi erogherai) e mi riduci ulteriormente l'indennizzo per tutti i disagi che quotidianamente mi fai subìre?
Avventure e, più spesso, disavventure, di una pendolare spesso ospite e a volte ostaggio delle ferrovie
venerdì 1 giugno 2018
martedì 29 maggio 2018
Abbigliamento da pendolare
Io vorrei anche indossare i tacchi, magari non a spillo e non da 12 centimetri.
Ma giornate come ieri, dove non sai SE riuscirai a tornare a casa, dove metti perennemente in conto che potresti farti tre chilometri a piedi da una stazione che non è la tua per enne motivi, fanno sì che la scarpa da ginnastica sia la soluzione migliore dopo undici ore fuori casa.
Ma giornate come ieri, dove non sai SE riuscirai a tornare a casa, dove metti perennemente in conto che potresti farti tre chilometri a piedi da una stazione che non è la tua per enne motivi, fanno sì che la scarpa da ginnastica sia la soluzione migliore dopo undici ore fuori casa.
martedì 8 maggio 2018
Riprese
Ho ripreso a lavorare da meno di un mese e ho accumulato già ore di ritardo.
Non sono mai 5 minuti ogni tanto, sono ormai minimo dai dieci ai venti a tratta. Ma minimo vuol dire appunto minimo. Poi ci sono le soppressioni, i ritardi che iniziano con 10 e finisci che scendi dal treno trentacinque minuti dopo l'ora che avresti dovuto fare, ci sono quelli mattutini che ti spingono ad uscire di casa mezz'ora prima, ci sono quelli di soli otto minuti su sei di coincidenza che te la fanno perdere e devi aspettare oltre un'ora per quella successivi e ci metti oltre sei ore, quattro treni e mezza giornata per tornare a casa dalla riviera.
Si scusano per il disagio ma tanto è un disagio nostro, mica loro, e le scuse sono gratis.
Non sono mai 5 minuti ogni tanto, sono ormai minimo dai dieci ai venti a tratta. Ma minimo vuol dire appunto minimo. Poi ci sono le soppressioni, i ritardi che iniziano con 10 e finisci che scendi dal treno trentacinque minuti dopo l'ora che avresti dovuto fare, ci sono quelli mattutini che ti spingono ad uscire di casa mezz'ora prima, ci sono quelli di soli otto minuti su sei di coincidenza che te la fanno perdere e devi aspettare oltre un'ora per quella successivi e ci metti oltre sei ore, quattro treni e mezza giornata per tornare a casa dalla riviera.
Si scusano per il disagio ma tanto è un disagio nostro, mica loro, e le scuse sono gratis.
giovedì 1 marzo 2018
Inettitudine? Incompetenza? Arrendevolezza?
Finalmente è arrivata. Invocata, prevista, temuta, è arrivata la neve anche in Lombardia. A ridosso delle elezioni.
Maledetta neve per molti, per me ha un potere catartico.
Per RFI pochi o tanti centimetri di neve hanno invece un potere disastroso, mandano in tilt l'Italia su ferro e scoprono la totale incapacità gestionale di vertici e non nell'affrontare un fattore climatico che non si può considerare un'emergenza alla nostra latitudine per pochi centimetri caduti.
Loro che cosa fanno? In via preventiva, già ieri sera hanno dichiarato che il cosiddetto piano antineve/antigelo prevede... la cancellazione di almeno il 30% dei treni regionali lombardi e 50% di quelli piemontesi. E non aveva ancora iniziato a cadere quell'agglomerato di H2O a ricoprire nemmeno tanto prati, alberi e binari.
Spero vivamente che tale potere gestionale e decisionale non migri oltralpe in paesi avezzi alla neve, dalla Svizzera al Canada, dalla Svezia all'Austria, dalla Russia alla Germania ma che prenda la strada della disoccupazione.
Intanto mi preparo per andare all'avventura di una nuova giornata lavorativa. Perché né la mia né le restanti aziende lombarde accettano una soppressione del 30% di forza per 5 cm di neve.
Maledetta neve per molti, per me ha un potere catartico.
Per RFI pochi o tanti centimetri di neve hanno invece un potere disastroso, mandano in tilt l'Italia su ferro e scoprono la totale incapacità gestionale di vertici e non nell'affrontare un fattore climatico che non si può considerare un'emergenza alla nostra latitudine per pochi centimetri caduti.
Loro che cosa fanno? In via preventiva, già ieri sera hanno dichiarato che il cosiddetto piano antineve/antigelo prevede... la cancellazione di almeno il 30% dei treni regionali lombardi e 50% di quelli piemontesi. E non aveva ancora iniziato a cadere quell'agglomerato di H2O a ricoprire nemmeno tanto prati, alberi e binari.
Spero vivamente che tale potere gestionale e decisionale non migri oltralpe in paesi avezzi alla neve, dalla Svizzera al Canada, dalla Svezia all'Austria, dalla Russia alla Germania ma che prenda la strada della disoccupazione.
Intanto mi preparo per andare all'avventura di una nuova giornata lavorativa. Perché né la mia né le restanti aziende lombarde accettano una soppressione del 30% di forza per 5 cm di neve.
lunedì 19 febbraio 2018
Ci scusiamo per il disagio
Tanto è nostro, di noi pendolari. E a voi non costa niente. Nè in disagio, perché non fate altro che premere il pulsante "play" e mandare in onda un messaggio registrato, né in soldi.
Sono una pendolare della linea S5 e sono anni che non mi spetta alcun indennizzo (rimborso) per il disagio che quotidianamente subisco in termini di ritardi, soppressioni, posti in piedi pericolosi perché privi di appoggi.
Esco dall'ufficio che la app ufficiale, UF-FI-CIA-LE, mi dice che il treno ha solo 1 minuto di ritardo. Arrivo in stazione e i minuti sono diventati 13 (al binario 20). Il tempo di percorrere tutto il sottopasso e al binario 1 sono diventati 15. Scendo le scale che portano al binario del Passante (sono a Garibaldi) e già salgono a 18. Mi siedo rassegnata sulla panchina e annunciano 27 minuti.
Poi sparisce senza nemmeno un avviso sonoro di cancellazione.
Non mi ripagano certo i pochi euro che non mi spettano ma questi continui "disagi" mi costano in termini di permessi, di visite mediche rimandate a nuove date da definirsi, dopo magari mesi e mesi di attesa (la sanità pubblica lombarda sta viaggiando con Trenord...), di baby sitter e quanto altro come costo non quantificabile. Anche in termini di qualità della vita. Aspetto sulla panchina della stazione, al freddo o spesso sotto l'acqua perché a Vanzago non ci sono nemmeno pensiline e la sala d'attesa è un bugigattolo. Non posso andare in bagno se ne ho bisogno perché bagni non ce n'è e non si osa allontanarsi, si sa mai che si materializzi dal nulla un treno fantasma che si ferma dove devi andare tu.
Non ho alternative se non spararmi tre ore di macchina in mezzo al traffico per fare 50 km al giorno tra andata e ritorno.
Il mio non è un lavoro usurante, il viaggio sì, però.
Sono una pendolare della linea S5 e sono anni che non mi spetta alcun indennizzo (rimborso) per il disagio che quotidianamente subisco in termini di ritardi, soppressioni, posti in piedi pericolosi perché privi di appoggi.
Esco dall'ufficio che la app ufficiale, UF-FI-CIA-LE, mi dice che il treno ha solo 1 minuto di ritardo. Arrivo in stazione e i minuti sono diventati 13 (al binario 20). Il tempo di percorrere tutto il sottopasso e al binario 1 sono diventati 15. Scendo le scale che portano al binario del Passante (sono a Garibaldi) e già salgono a 18. Mi siedo rassegnata sulla panchina e annunciano 27 minuti.
Poi sparisce senza nemmeno un avviso sonoro di cancellazione.
Non mi ripagano certo i pochi euro che non mi spettano ma questi continui "disagi" mi costano in termini di permessi, di visite mediche rimandate a nuove date da definirsi, dopo magari mesi e mesi di attesa (la sanità pubblica lombarda sta viaggiando con Trenord...), di baby sitter e quanto altro come costo non quantificabile. Anche in termini di qualità della vita. Aspetto sulla panchina della stazione, al freddo o spesso sotto l'acqua perché a Vanzago non ci sono nemmeno pensiline e la sala d'attesa è un bugigattolo. Non posso andare in bagno se ne ho bisogno perché bagni non ce n'è e non si osa allontanarsi, si sa mai che si materializzi dal nulla un treno fantasma che si ferma dove devi andare tu.
Non ho alternative se non spararmi tre ore di macchina in mezzo al traffico per fare 50 km al giorno tra andata e ritorno.
Il mio non è un lavoro usurante, il viaggio sì, però.
martedì 30 gennaio 2018
Il diritto di viaggiare
Stasera al 23060 mancavano occhio e croce tre vagoni (casse, le
chiamate, giustamente, come quelle della frutta). A Certosa il capotreno
ha detto ai passeggeri che non sono riusciti a salire "prendete quello
dopo", come se ci fosse la certezza che quello dopo ci sia, sia (più o
meno) puntuale, sia "salibile" e non subisca improvvise limitazioni di
percorso. Ora, posso non avere diritto al posto a sedere perché con
l'acquisto del biglietto acquisisco solo il diritto al viaggio ma sono stufa
di acquisire questo diritto sistematicamente alle loro condizioni,
ovvero quando e come pare a loro.
venerdì 26 gennaio 2018
Io non c'ero, su quel treno
Ma avrei potuto esserci. Oppure avrebbe potuto succedere ad uno dei tanti treni che prendo nel corso della vita per andare a lavorare o in gita o in vacanza.
O poteva accadere al treno che mio figlio prende per andare a scuola.
Tante sono state le persone che mi hanno immediatamente contattata con vari canali per sapere se era tutto ok, visto che abito nell'Hinterland, e questo mi ha fatto piacere.
Sono rabbiosa per chi invece ha preso la cosa con leggerezza, con superficialità, tutti a sparare sentenze, analisi tecniche da massimi esperti, senza pensare che siamo una nazione brava a intervenire nelle emergenze ma non a prevenirle.
Da tempo è risaputo che sono contraria alla realizzazione del terzo e quarto binario nella tratta Rho Parabiago perché non la trovo né risolutiva per i problemi di attuale e futuro traffico né economica. Ma soprattutto perché già non fanno manutenzioni preventive e di conservazione delle linee esistenti perché non hanno soldi, figuriamoci su tratte nuove!
Qualche anno fa, mi raccontava un collega pendolare su un'altra linea, hanno provveduto al raddoppio del binario (era unico) ma la massicciata non è stata fatta a regola d'arte e quindi è crollata, rendendo di fatto inutilizzabile anche l'unico binario.
E' successo a Limito di Pioltello, alle porte di Milano, con un treno di pendolari che si alzano presto per rendere Milano e la Lombardia il "locomotore" dell'economia nazionale, poteva succedere in uno degli scambi di Porta Garibaldi, di Centrale ma anche di Roma Termini.
Non sono passati decenni da quando due treni si sono scontrati in Puglia. E c'è sempre qualche "inconveniente" che passa inosservato alle cronache perché ormai di ordinaria amministrazione, sia uno scambio gelato perché fa freddo o una centralina allagata perché posizionata sotto il piano e non sufficientemente protetta in caso di piogge abbondanti, una sbarra che non si abbassa in tempo e una macchina si incastra sotto un treno o un treno che, pur nuovo, si guasta perché anche la tecnologia ferroviaria ormai è usa e getta.
Come non ci sono persone "di scorta", non ci sono materiali di scorta, non si fermano per fare manutenzione e vengono sfruttati fino alla fine, arrivano al capolinea, una veloce passata e 20 minuti dopo ripercorrono quello stesso binario in senso opposto.
Io non voglio aver paura a viaggiare in treno, come non voglio girare armata. Io viaggio in treno perché non ho grosse scelte, a meno che non mi decida a spararmi 50 chilometri al giorno nelle code cittadine oppure non esca di casa ben prima delle 7, sacrificando ulteriormente la vita famigliare.
Tutti i giorni, da decenni, convivo quotidianamente con i "disagi" di cui si scusano Trenord, Trenitalia e chi per loro, in questo gioco di scatole cinesi di cui nessuno è proprietario perché tutte in perdita.
Sono un passeggero di serie C, perché non viaggio in Freccia Rossa, non ho diritto alla puntualità, al posto a sedere, a carrozze pulite e nemmeno alla sicurezza. Viaggiare dopo una certa ora che non sono le due di notte è pericoloso. Sono pericolose le stazioni deserte alle otto di sera o alle sei di mattina, non tutte ugualmente presidiate dalle forze dell'ordine che comunque sono insufficienti per tutte le situazioni "a rischio".
Io non voglio aver paura, non voglio che la mia libertà sia limitata dalla stupidità umana.
E voglio che la stupidità abbia un padre, una madre, un colpevole non ignoto e che lo stesso paghi. Ma paghi non solo quello che non ha avvitato bene un bullone ma anche quello che gli ha imposto di farlo dopo o con un bullone di scarsa qualità. Perché la colpa del mandante è ben più grave di quella dell'esecutore.
O poteva accadere al treno che mio figlio prende per andare a scuola.
Tante sono state le persone che mi hanno immediatamente contattata con vari canali per sapere se era tutto ok, visto che abito nell'Hinterland, e questo mi ha fatto piacere.
Sono rabbiosa per chi invece ha preso la cosa con leggerezza, con superficialità, tutti a sparare sentenze, analisi tecniche da massimi esperti, senza pensare che siamo una nazione brava a intervenire nelle emergenze ma non a prevenirle.
Da tempo è risaputo che sono contraria alla realizzazione del terzo e quarto binario nella tratta Rho Parabiago perché non la trovo né risolutiva per i problemi di attuale e futuro traffico né economica. Ma soprattutto perché già non fanno manutenzioni preventive e di conservazione delle linee esistenti perché non hanno soldi, figuriamoci su tratte nuove!
Qualche anno fa, mi raccontava un collega pendolare su un'altra linea, hanno provveduto al raddoppio del binario (era unico) ma la massicciata non è stata fatta a regola d'arte e quindi è crollata, rendendo di fatto inutilizzabile anche l'unico binario.
E' successo a Limito di Pioltello, alle porte di Milano, con un treno di pendolari che si alzano presto per rendere Milano e la Lombardia il "locomotore" dell'economia nazionale, poteva succedere in uno degli scambi di Porta Garibaldi, di Centrale ma anche di Roma Termini.
Non sono passati decenni da quando due treni si sono scontrati in Puglia. E c'è sempre qualche "inconveniente" che passa inosservato alle cronache perché ormai di ordinaria amministrazione, sia uno scambio gelato perché fa freddo o una centralina allagata perché posizionata sotto il piano e non sufficientemente protetta in caso di piogge abbondanti, una sbarra che non si abbassa in tempo e una macchina si incastra sotto un treno o un treno che, pur nuovo, si guasta perché anche la tecnologia ferroviaria ormai è usa e getta.
Come non ci sono persone "di scorta", non ci sono materiali di scorta, non si fermano per fare manutenzione e vengono sfruttati fino alla fine, arrivano al capolinea, una veloce passata e 20 minuti dopo ripercorrono quello stesso binario in senso opposto.
Io non voglio aver paura a viaggiare in treno, come non voglio girare armata. Io viaggio in treno perché non ho grosse scelte, a meno che non mi decida a spararmi 50 chilometri al giorno nelle code cittadine oppure non esca di casa ben prima delle 7, sacrificando ulteriormente la vita famigliare.
Tutti i giorni, da decenni, convivo quotidianamente con i "disagi" di cui si scusano Trenord, Trenitalia e chi per loro, in questo gioco di scatole cinesi di cui nessuno è proprietario perché tutte in perdita.
Sono un passeggero di serie C, perché non viaggio in Freccia Rossa, non ho diritto alla puntualità, al posto a sedere, a carrozze pulite e nemmeno alla sicurezza. Viaggiare dopo una certa ora che non sono le due di notte è pericoloso. Sono pericolose le stazioni deserte alle otto di sera o alle sei di mattina, non tutte ugualmente presidiate dalle forze dell'ordine che comunque sono insufficienti per tutte le situazioni "a rischio".
Io non voglio aver paura, non voglio che la mia libertà sia limitata dalla stupidità umana.
E voglio che la stupidità abbia un padre, una madre, un colpevole non ignoto e che lo stesso paghi. Ma paghi non solo quello che non ha avvitato bene un bullone ma anche quello che gli ha imposto di farlo dopo o con un bullone di scarsa qualità. Perché la colpa del mandante è ben più grave di quella dell'esecutore.
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