martedì 30 gennaio 2018

Il diritto di viaggiare

Stasera al 23060 mancavano occhio e croce tre vagoni (casse, le chiamate, giustamente, come quelle della frutta). A Certosa il capotreno ha detto ai passeggeri che non sono riusciti a salire "prendete quello dopo", come se ci fosse la certezza che quello dopo ci sia, sia (più o meno) puntuale, sia "salibile" e non subisca improvvise limitazioni di percorso. Ora, posso non avere diritto al posto a sedere perché con l'acquisto del biglietto acquisisco solo il diritto al viaggio ma sono stufa di acquisire questo diritto sistematicamente alle loro condizioni, ovvero quando e come pare a loro.

venerdì 26 gennaio 2018

Io non c'ero, su quel treno

Ma avrei potuto esserci. Oppure avrebbe potuto succedere ad uno dei tanti treni che prendo nel corso della vita per andare a lavorare o in gita o in vacanza.
O poteva accadere al treno che mio figlio prende per andare a scuola.
Tante sono state le persone che mi hanno immediatamente contattata con vari canali per sapere se era tutto ok, visto che abito nell'Hinterland, e questo mi ha fatto piacere.
Sono rabbiosa per chi invece ha preso la cosa con leggerezza, con superficialità, tutti a sparare sentenze, analisi tecniche da massimi esperti, senza pensare che siamo una nazione brava a intervenire nelle emergenze ma non a prevenirle.
Da tempo è risaputo che sono contraria alla realizzazione del terzo e quarto binario nella tratta Rho Parabiago perché non la trovo né risolutiva per i problemi di attuale e futuro traffico né economica. Ma soprattutto perché già non fanno manutenzioni preventive e di conservazione delle linee esistenti perché non hanno soldi, figuriamoci su tratte nuove!
Qualche anno fa, mi raccontava un collega pendolare su un'altra linea, hanno provveduto al raddoppio del binario (era unico) ma la massicciata non è stata fatta a regola d'arte e quindi è crollata, rendendo di fatto inutilizzabile anche l'unico binario.
E' successo a Limito di Pioltello, alle porte di Milano, con un treno di pendolari che si alzano presto per rendere Milano e la Lombardia il "locomotore" dell'economia nazionale, poteva succedere in uno degli scambi di Porta Garibaldi, di Centrale ma anche di Roma Termini.
Non sono passati decenni da quando due treni si sono scontrati in Puglia. E c'è sempre qualche "inconveniente" che passa inosservato alle cronache perché ormai di ordinaria amministrazione, sia uno scambio gelato perché fa freddo o una centralina allagata perché posizionata sotto il piano e non sufficientemente protetta in caso di piogge abbondanti, una sbarra che non si abbassa in tempo e una macchina si incastra sotto un treno o un treno che, pur nuovo, si guasta perché anche la tecnologia ferroviaria ormai è usa e getta.
Come non ci sono persone "di scorta", non ci sono materiali di scorta, non si fermano per fare manutenzione e vengono sfruttati fino alla fine, arrivano al capolinea, una veloce passata e 20 minuti dopo ripercorrono quello stesso binario in senso opposto.
Io non voglio aver paura a viaggiare in treno, come non voglio girare armata. Io viaggio in treno perché non ho grosse scelte, a meno che non mi decida a spararmi 50 chilometri al giorno nelle code cittadine oppure non esca di casa ben prima delle 7, sacrificando ulteriormente la vita famigliare.
Tutti i giorni, da decenni, convivo quotidianamente con i "disagi" di cui si scusano Trenord, Trenitalia e chi per loro, in questo gioco di scatole cinesi di cui nessuno è proprietario perché tutte in perdita.
Sono un passeggero di serie C, perché non viaggio in Freccia Rossa, non ho diritto alla puntualità, al posto a sedere, a carrozze pulite e nemmeno alla sicurezza. Viaggiare dopo una certa ora che non sono le due di notte è pericoloso. Sono pericolose le stazioni deserte alle otto di sera o alle sei di mattina, non tutte ugualmente presidiate dalle forze dell'ordine che comunque sono insufficienti per tutte le situazioni "a rischio".
Io non voglio aver paura, non voglio che la mia libertà sia limitata dalla stupidità umana.
E voglio che la stupidità abbia un padre, una madre, un colpevole non ignoto e che lo stesso paghi. Ma paghi non solo quello che non ha avvitato bene un bullone ma anche quello che gli ha imposto di farlo dopo o con un bullone di scarsa qualità. Perché la colpa del mandante è ben più grave di quella dell'esecutore.

martedì 21 novembre 2017

Quelli che in treno...

Viaggiare in treno è faticoso e snervante ma sempre di più mi rendo conto di quanto il chick to chick (sì, inteso come pollo contro pollo e non guancia contro guancia) ti consenta di scoprire lati "umani" impensabili.
Il bagaglio, per esempio. Ingombrante, trasportato a titolo gratuito ma con diritto al posto a sedere. Di solito fa il paio con quello che, pur essendo alto un metro e tanta voglia di crescere, riesce ad arrivare con le sue gambe in posti impensabili, quasi a tre sedili di distanza. Ovviamente a gomiti larghi, giubbotto spaparanzato, cellulare in vivavoce per la musica o con gli auricolari nel cui microfono sbraita frasi spesso senza senso.
Il colorito parterre dei pendolari occasionali o abitudinari si arricchisce ogni giorno di una nuova specie.

venerdì 18 agosto 2017

Curiosità misto stupore

In questo agosto afoso e ricco di soppressioni (e fin qui, nessuna novità!), i treni sono molto meno affollati del solito.
Stasera salgo come sempre sulla prima carrozza ma il riscaldamento acceso non mi fa pensare due volte a scivolare nella seconda. Mi siedo vicino ad un paio di borsoni appartenenti ad uno dei pochi passeggeri palesemente autoctoni.
Lui tira fuori il cellulare, inforca gli auricolari e inizia a giocare freneticamente a qualcosa.
Io sfilo gli occhiali (da lontano), tiro fuori il ricamo e inizio a mettere le ultime crocette su una tela che questa volta non gira per il verso giusto.
Di sottecchi, vedo le dita frenetiche scorrere sullo schermo ma noto anche il suo sguardo che alza verso di me e verso quello che stofacendo. Una, due, tre volte.
Siamo a metà del mio viaggio e mi dice "Complimenti per quello che fa!"
Sorrido, ringrazio.
Ognuno prosegue con il proprio intrattenimento.
Arrivo a Vanzago, saluto con un normale "Arrivederci, buon proseguimento" e m risponde con un baldanzoso ciao, tipico dei suoi apparenti trent'anni.
Maschio, suppergiù trentenne, incuriosito e stupito dal punto croce. E nemmeno puzzava a fine giornata! Da segnare sul calendario.

lunedì 3 luglio 2017

Cotti dal sole

Tutta la giornata con disastri sulla linea, cotta dal sole dopo qualche giorno di riposante frescura. Guasti ai treni, agli impianti, marcia la gestione. Da stamattina a tutt'ora ritardi, limitazioni di percorso, cancellazioni per un motivo o per l'altro e mai una misura d'emergenza, che so, trasformare un diretto in un locale dopo che ne hai sopressi due di fila....
La presa in giro del "ci scusiamo per il disagio" che non è mai loro ma solo di chi aspetta qualcosa che non c'è. Con una colpa che non è mai di nessuno.
C'erano le biciclette, sul marciapiede a Rho. Stavo andando dai legittimi proprietari a dir loro che se fossero saliti in sella, sarebbero arrivati prima. O forse ne volevo scippare una solo per arrivare ad un'ora decente a casa.

lunedì 19 giugno 2017

Affidabilità

Sabato sono andata a Bologna. Con Italo. Che non è il mio fidanzato ma la compagnia che dovrebbe far concorrenza a Trenitalia ma che viene sistematicamente frenata.
Sono arrivata nella rossa con venti minuti di ritardo (devo informarmi se mi spetta qualche rimborso). Al ritorno, ho optato per un tentativo di anticipazione coincidenze, sono scesa a Rogoredo, ho fatto slalom tra gli indecisi che, carichi di valige come emigranti per sempre, occupavano in larghezza e lunghezza scale e corridoi, sono arrivata al binario dove c'era il treno per Bovisa. Fermo. Porte chiuse e lucine rosse tranne la prima dietro la cabina di guida. Non è valsa la corsa, è partito sotto il mio naso. Puntuale.
Il tentativo di anticipare il passante per Varese è sfumato e il Saronno è arrivato quasi in ritardo. Sono arrivata a casa stanca, accaldata, in ritardo anche con l'S5 che comunque avrei preso col tragitto previsto (Centrale-Repubblica a piedi).
La stazione di Rogoredo è brutta, un incrocio nel nulla, un bar, quasi zero panchine per l'attesa. Un fiotto di mendicanti. Non so se ritenterò il colpaccio, la prossima volta.

martedì 30 maggio 2017

SportS

Sul treno si fa stretching, addominali, equilibrismo e si pratica, soprattutto l'apnea. In estate o comunque col caldo più che nelle altre stagioni.
Non capisco perché nonostante l'allenamento trentennale non riesca a nuotare con la testa sott'acqua.